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Non capita molto spesso di sentir parlare di questa specifica ossessione ma è particolarmente insidiosa, soprattutto se consideriamo le sensazioni che genera nella persona dipendente:
– senso di pace e benessere interiore
– mezzo di rilassamento
– aiuta a pensare e riflettere
– aiuta a studiare
– isola e mi protegge
– facilita il sonno
– coccola
– non mi abbandona mai
– mi tiene calda nel corpo e nell’anima.

Queste sono solo alcune delle motivazioni del comportamento di dipendenza; ognuno attribuisce a questa sua ossessione un’importanza differente.
Questa pratica, più comune di quanto possiamo pensare, diventa di interesse clinico quando inizia ad interferire in modo significativo con le normali abitudini della vita quotidiana di una persona, compromettendo la vita familiare, la vita sociale e lavorativa.

Molte persone sono consapevoli di avere uno strano rapporto con il loro phon, altre meno, ma allo stesso modo, però, la consapevolezza non è sufficiente a risolvere il problema, in quanto il “bisogno” diventa forte, sia da un punto di vista psicologico che pratico; spegnerlo e privarsene diventa impossibile.
Si innesca un meccanismo di abituazione; la persona non riesce più a compiere determinate azioni quotidiane senza ciò che il phon produce, sia in relazione al rumore che al calore, che viene generalmente, rivolto verso se stessi ma non necessariamente, la sensazione fondamentale appare essere proprio il rumore.
Studi approfonditi di Psicologia dinamica sostengono che, il rumore del phon, ricorderebbe alla persona i rumori intrauterini che il feto sente durante la gestazione.

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