La festa di san Martino in moltissime località, è diventata “la festa dei mariti traditi” forse perché, nel giorno dedicato al Santo, si svolgevano fiere di bestiame, per lo più “munito di corna” e le fiere e i mercati duravano qualche giorno, e le mogli che rimanevano a casa – si trattava prevalentemente di donne che lavoravano nell’agricoltura, nei campi e badavano al bestiame – avevano la libertà di poter tradire i propri mariti anche con i mezzadri del loro fondo.

Questa ipotesi è la più accreditata; conseguentemente “la festa dei cornuti” è entrata nel costume e delle tradizioni, rifacendosi anche alle leggende della mitologia.

I mariti traditi venivano fatti oggetto di scherno e di una vera caccia, sia pur simulata, nella quale essi dovevano interpretare il ruolo del cervo, animale dalle ricche e ramificate corna.

Oggi in molte località del nostro paese, in modo particolare in comuni medi e piccoli, come Ruviano (Caserta), Roccagorga (Latina), Grottammare (Ascoli Piceno), Santarcangelo (Rimini) si svolgono feste, sfilate, manifestazioni, attività di intrattenimento, in chiave umoristica e godereccia rinnovano la tradizione della “festa dei cornuti”.

Ecco perché, in maniera impropria, la ricorrenza di San Martino viene anche definita la festa del patrono dei cornuti.

Le tradizioni e le usanze ci stupiscono sempre, anche dopo secoli.

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