Rennes le Chateau è un paesino dell’Aude, nei
Pirenei francesi. Al suo centro, una chiesa di campagna che poco
più di un secolo fa stava cadendo a pezzi. Il parroco che decise
di restaurarla si chiamava François-Bérenger Saunière: quella decisione,
che cambiò la vita di molte persone, a cominciare dalla sua, ha
dato il via ad uno dei più complessi e impenetrabili misteri della
Storia di tutti i tempi. I quasi 200 abitanti che la abitano, convivono
con una folla di domande… la prima delle quali non può essere che
questa: E’ davvero possibile che in un solo luogo si concentrino,
secolo dopo secolo, così tanti enigmi?
mistero
di un simbolo sfuggente, che da sempre ha infiammato i cuori di
mistici e poeti, storici ed esoterici. Il fascino esercitato
dal Graal rimane inalterato nel tempo, come dimostra lo straordinario
successo del tanto dibattuto romanzo di Dan Brown, Il
Codice Da Vinci che, tra polemiche e accuse
di blasfemia, continua oramai da mesi a mantenere il
suo posto privilegiato in vetta alle classifiche.
erito
di una trama avvincente, il cui ritmo serrato riesce a tenere
il lettore inchiodato fino all'ultima pagina. Certo, ma non solo.
La vera peculiarità del romanzo di Brown è la decisa
rottura con la tradizione che individua nel Graal il sacro calice
usato da Gesù Cristo durante l'ultima cena e nel quale
Giuseppe d'Arimatea avrebbe raccolto il sangue di Cristo crocefisso.
Tra loschi intrighi e cospirazioni internazionali, Brown
introduce una visione eterodossa della vita di Cristo, la cui
presunta discendenza, perseguitata dalla Chiesa e protetta
prima dai Cavalieri Templari e, in seguito, da una misteriosa
organizzazione chiamata Priorato di Sion, avrebbe dato
luogo alla dinastia francese dei Merovingi. Nel Santo
Graal, quindi, non andrebbe ravvisato alcun oggetto, bensì
un concetto che dovrebbe la sua radice etimologica a sang réal
che, in francese antico significa “sangue, stirpe reale”, proprio
in riferimento al lignaggio di Gesù stesso. Un'ipotesi ardita e controcorrente che, però,
non è frutto esclusivo della fantasia di un abile romanziere,
ma che affonda le sue radici nella teoria di tre coraggiosi
ricercatori: Henry Lincoln, Richard Leight e Michael Baigent,
autori del fortunato saggio Il
Santo Graal. Una catena di misteri lunga duemila anni.
rown,
del resto, non fa mistero della sua fonte di ispirazione, ma anzi,
trasforma il suo romanzo in un enigma nell'enigma, in cui i nomi
dei protagonisti, così come dei luoghi in cui si dipana
la vicenda, si rivelano essere anagrammi o espliciti riferimenti
all'affascinante ipotesi sostenuta da Lincoln, Leight e Baigent.
Uno per tutti, il nome del curatore del Louvre assassinato
in apertura del romanzo di Brown: Jacques Saunière, omonimo
di quel misterioso Bérenger Saunière che, nel 1885,
divenne parroco di Rennes-le-Chateau, un minuscolo paesino
francese sui Pirenei, i cui legami con il Graal
sono stati recentemente analizzati da Giorgio Baietti
nel suo intrigante L'enigma
di Rennes le Chateau. Il libro si concentra proprio
sulla figura di Saunière (quello vero) che, decifrando
l'enigmatico messaggio contenuto in alcune pergamene rinvenute
all'interno della chiesa parrocchiale dedicata alla Maddalena,
da umile curato di campagna, si trasforma in un personaggio potente
e ricchissimo, al punto da sfidare senza timore lo stesso Vaticano.
Ma in cosa consisteva la fonte di tanta ricchezza? Secondo gli
autori di Il Santo Graal le pergamene avrebbero indicato uno sconvolgente
messaggio in codice: Gesù non sarebbe morto sulla
croce, ma avrebbe sposato Maddalena dando così luogo ad
una discendenza. La prova di tutto questo si troverebbe
proprio a Rennes le Chateau. Con un documento del genere tra le
mani, Saunière avrebbe quindi potuto facilmente ricattare
il Vaticano, garantendosi un tenore di vita sempre più
ricco e agiato.
eoria
accattivante, considerato che – come ci spiega lo stesso
Giorgio Baietti – “questo semplice parroco ha
accumulato una ricchezza valutata in 30 miliardi di vecchie lire
e, anche considerando le accuse di simonia che gli vennero
mosse dal Vescovo di Carcassonne, sfido qualunque curato a raccogliere
una fortuna del genere vendendo messe.” “Certamente – incalza Baietti - Bèrenger
Saunière possedeva o custodiva qualcosa di talmente prezioso
da non potersene separare, tant'è che, anche durante
i periodi più difficili della sua vita, non si allontanò
mai da Rennes le Chateau. Lì fece innalzare la Tour Magdala,
tributo a Maddalena e suo rifugio personale, e la lussuosa Villa
Bethania, che ospiterà addirittura l'arciduca Giovanni
Salvatore d'Asburgo. È sufficiente pensare a un personaggio
di quel calibro che parte da Vienna, attraversa mezza Europa per
andare a cena dal parroco di un paesino di campagna, per comprendere
l'enorme potere di quell'uomo.” Di qualunque cosa si tratti, quindi,
Rennes le Chateau nasconde un grande segreto che sembra coinvolgere
anche i misteriosi Cavalieri Templari, la cui influenza nel paese
è ben rappresentata dal castello di Bezu, caposaldo dei
Templari, stranamente risparmiato durante la crociata condotta
da Filippo il Bello nel 1307.
È innegabile: l'argomento è straordinariamente affascinante,
e trova continui rimandi nei testi. Persino Umberto Eco, in apertura
del decimo capitolo del Pendolo
di Foucault, trova modo di citare l'enigmatica frase divenuta
simbolo di Rennes le Chateau: “Et in arcadia ego”. Non stupisce
quindi che l'incanto di questo luogo attiri ogni anno centinaia
di turisti e di ricercatori, anche se, come sostiene Baietti “Rennes
le Chateau è un luogo straordinario per cui, ancor più
che svelarne il segreto, è affascinante sapere che esiste”.
on
meno intriganti e misteriose sono però le cosiddette interpretazioni
tradizionali del Santo Graal, simbolo mistico dell'armonia tra
l'uomo e Dio, che si ritrova in numerosissimi poemi antichi, ognuno
dei quali intimamente influenzato dalla cultura che lo ha fatto
proprio. Nonostante sia impossibile identificare una
fonte univoca che abbia determinato la nascita del mito del Graal,
si può invece determinare il momento esatto in cui il termine
“graal” è apparso per la prima volta nella letteratura
europea. Sul finire del XII secolo, sarà il grande
poeta francese Chrétien de Troyes, con
il suo romanzo incompiuto Perceval (che oggi si può leggere
nella raccolta di cinque volumi, I
romanzi cortesi) a darci la più antica attestazione
del termine nelle letterature europee e sarà ancora Chrétien
a unire per primo l'elemento religioso del Graal con l'avventura
fantastica. Per il ciclo del Graal è fondamentale anche
il poema del tedesco Wolfram von Eschenbach, Parzival,
scritto tra il 1200 e il 1210, fonte ispiratrice, tra l'altro,
del Parsifal wagneriano. Il tema principale di questi due componimenti,
che identificano il Graal con una coppa dai grandi poteri, la
cui conquista incarna il lento e faticoso cammino verso una realizzazione
totale della fede in Dio, è ben presente anche nella cultura
celtica, e rappresenta uno dei temi al centro dei romanzi arturiani.
Tra le più recenti riletture del ciclo arturiano, ricordiamo
il volume di Laura Mancinelli, I
tre cavalieri del Graal, nel quale il racconto delle imprese
cavalleresche si intreccia abilmente con le raffinate atmosfere
di corte. Caratterizzati da uno stile scorrevole e intrigante
sono i romanzi di Jean Markale, autore anche dell'importante saggio
Il
Graal, nel quale confronta i risultati delle sue moderne indagini
con quanto affermato sul Graal nei documenti medievali e ne sviluppa
interessanti parallelismi. Nel suo ciclo Il
mistero del Graal, Markale ripropone invece gli episodi relativi
alla grande epoca arturiana così come veniva presentata
nei testi redatti fino al XV secolo. Vi si trovano vicende conosciute
e altre meno note, in un corpus che sorprende per la piacevole
fusione di elementi pagani e cristiani. Un'altra saga degna di
nota è quella di Bernard Cornwell che, con il suo ciclo
Excalibur,
intreccia storia e fantasia per calare il lettore nell'avvincente
epopea del Medioevo celtico.
A questo punto non c'è dubbio: la queste del Graal
continua e il Graal continua a eludere la ricerca assumendo forme
diverse e dando luogo e diverse interpretazioni. Nessuna teoria
ne ha dischiuso fino in fondo il mistero. Forse contengono tutte
una parte di verità, oppure no, ma forse non ha una grande
importanza, perché il suo fascino straordinario risiede
proprio nel suo valore di simbolo universale, capace di attraversare
la storia e le diverse culture. Del resto, come dice Piergiorgio
Odifreddi nel suo Il
vangelo secondo la scienza “Che cosa sia il Santo Graal si
sa: è qualcosa di cui non si sa né cosa sia, ne
se ci sia”.
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