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Luciano
Verdone è professore di Psicologia e Filosofia.
Insegna in un liceo di Teramo. Pubblicista, è guida del sito
internet «Grafologia e test» nel portale Supereva.
È autore di vari testi a carattere psicologico e sociologico.
INTERVISTA ALL'AUTORE
Cosa sono i valori e perché vanno "curati"?
E’ “valore” tutto ciò che ci aiuta a vivere,
ad interpretare la realtà e a darle un senso. Affetti, relazioni,
fede, natura, cultura, divertimento… Noi ricaviamo significato
da tante cose ma, sotto la rete delle motivazioni di superficie,
occorre che ci sia un valore fondamentale che riesca ad unificare
gli altri, pena la fragilità della struttura mentale. Di
fronte ad “esperienze limite” quali la sofferenza, la
perdita di persone care, la malattia, la nostra morte… solo
un valore primario, meglio se assoluto, riesce a salvaguardare la
psiche dalla disperazione.
I valori cambiano o restano immutabili?
I valori, in quanto schemi di significato, sono connessi al contesto
culturale. Cambiano col tipo di società e noi ci trasformiamo
con essi, perché vi abitiamo dentro, come in un contenitore
ideale. Così, ad esempio, l’uomo della società
semplice sentiva molto i valori della famiglia, della parentela,
del vicinato, della solidarietà, della tradizione, della
religione, della cura dei vecchi e dei bambini… Tali valori
trovavano la loro espressione in realtà simboliche quali
il focolare, il tavolo da cucina, la chiesa, l’officina, il
campo… La società complessa, invece, industriale e
post-industriale, ha come valori di base, l’individuo, la
libertà, l’autoaffermazione, l’uguaglianza fra
i sessi, la rete amicale, il sapere scientifico, il divertimento,
il rispetto per la natura e gli animali, un impasto teosofico personale
che prende il posto della pratica religiosa di gruppo… I
suoi simboli sono l’automobile, l’aereo, lo strumento
elettronico, la città, il supermarket, lo stadio, la vacanza…
Può una persona vivere senza valori?
La mancanza di valori genera il “vuoto esistenziale”,
una patologia della parte alta della mente, la cosiddetta “nevrosi
noogena”. La salute mentale è condizionata dai valori.
Da essi dipende, innanzitutto, l’autostima, cioè
il misterioso congegno psichico che verifica, momento per momento,
la valutazione che noi diamo di noi stessi e la considerazione sociale
ottenuta dalla nostra persona. E’ accertato che la stima che
abbiamo di noi è proporzionale ai valori che impersoniamo,
sempre che tale percezione non sia emotivamente disturbata. Dai
valori, inoltre, dipende il benessere interiore. L’eclissi
dell’universo valoriale produce automaticamente un senso di
disagio e di malessere, personale e sociale, che si manifesta in
una sensazione di aridità, di nonsenso, di vuoto, di sospetto
ed ostilità verso gli altri. E’ come se venisse meno
la dimensione invisibile che ci contiene. Torna in mente una frase
di Platone che mi ha sempre colpito: “Non c’è
nulla di più reale dell’idea”. Dobbiamo convincerci
che non solo il corpo si ammala ma anche la mente. Anzi, è
essa il “grande occhio” che gestisce la complessità
del sistema-uomo.
Nel libro lei prende in esame cinque valori. Come li presenta?
Analizzo i valori dell’amore, della libertà, del lavoro,
dell’impegno politico, della fede. Li esamino da una prospettiva
prismatica. Li sottopongo al grandangolo della psicologia, della
sociologia, della filosofia. Di volta in volta, può prevalere
l’una o l’atra angolazione ma esse interagiscono sempre.
E’ la famosa “terra di mezzo” che dà vita
alla “psicosofia”, ad un sapere che non è solo
logica o scienza, cioè “logos”, ma anche “frònesis”,
sapienza. La scienza è fatta per spiegare i “come”
di superficie. Ma quando l’uomo ha “fame di senso”,
quando si pone domande di profondità, allora invoca la sapienza.
E questa è offerta dalle grandi filosofie e religioni. Anche
Victor Frankl, il famoso psicanalista viennese, inventore della
logoterapia, ha fatto ricorso alle risorse della tradizione filosofica.
Che differenza c’è tra l’individuo gratificato
e l’individuo frustrato?
La persona gratificata realizza il “senso vitale”,
cioè il sentimento di significatività, indispensabile
per la salute psichica, in ciò che fa, attraverso l’esperienza
ordinaria. La persona frustrata, invece, in mancanza del
senso significativo di sé, mira ad ottenere gratificazioni
psichiche attraverso la scorciatoia delle soddisfazioni artificiali:
edonismo, sostanze chimiche, atteggiamenti di potenza, ricerca di
emozioni violente… Ad esempio, se riesco ad assolvere i compiti
scolastici o professionali, se il lavoro mi piace, se la mia vita
ha un senso, se realizzo esperienze relazionali ed affettive abbastanza
armoniche, se ho dato una risposta alle domande fondamentali, ecco
che mi sento gratificato, in pace con me stesso e con gli altri.
Se invece, sono demotivato sul lavoro, sterilmente conflittuale
nel rapporto affettivo e sociale, se non mi accetto, se lo scacco
di fronte alle difficoltà della vita diventa insostenibile
per carenza di ancoramenti assoluti, ecco allora profilarsi la tentazione
della gratificazione artificiale. Le droghe, la violenza, la sfida
del rischio, il disprezzo della vita propria ed altrui, costituiscono
la ricerca esasperata di emozioni forti per superare l’insopportabile
senso di vuoto esistenziale.
Aquista
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