L’opera 2014 dell’artista Jordan Wolfson è un automa dalle sembianze femminili che danza davanti a un grande specchio mentre cerca il contatto visivo con gli spettatori.

La figura femmminile costruita da Wolfson è stata scelta dai curatori Hans Ulrich Obrist e Klaus Biesenbach come epilogo del Live Art exhibition 14 Rooms, che si è svolto contemporaneamente alla fiera dell’arte di quest’anno a Basilea (Svizzera). Jordan Wolfson è stato uno dei più giovani artisti invitati a partecipare alla mostra.

Il 14 Rooms è stato presentato dalla Fondazione Neyler, Arte Basilea, e Teatro Basilea. I curatori Hans Ulrich Obrist e Klaus Biesenbach  hanno invitato quattordici artisti internazionali per “animare” ciascuna delle quattordici stanze, esplorando la relazione tra spazio, tempo e fisicità con un’opera d’arte il cui “materiale” fosse un essere umano. L’opera cinetica “Figura Femminile” di Jordan Woldson non è un essere umano ma un robot e può essere vista come uno sguardo verso il futuro.

Il robot di Wolfson balla e parla, interagendo con lo spettatore alle sue spalle grazie allo specchio e attraverso un software di riconoscimento facciale. La donna-automa è stata pensata da Wolfson come una bionda dalle curve mozzafiato: qualcosa però nel suo aspetto risulta inquietante. Oltre ad alcuni “lividi” e alle pieghe sporche del candido vestito che sembra rubato alla ballerina di un nightclub, è soprattutto il volto della “Figura Femminile” a lasciare di stucco lo spettatore: nello specchio invece del viso di una bella ragazza si riflette una maschera scura dal naso aquilino che nasconde, ma solo in parte, un viso ancora più minaccioso.

Jordan Wolfson è nato nel 1980 a New York. Le sue opere comprendono installazioni, sculture, video e performance. Jordan Wolfson vive tra New York e Los Angeles.

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Arte a Architettura