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La piccola Maddy è stata conquistata dall’interpretazione di ‘Il lonfo’ , una delle più belle poesie metasemantiche, fatta di termini privi di senso e che presenta strofe che folgorano chi le ascolta, figuriamoci una bambina.

‘Papà, me la insegni?’. E’ così che inizia l’avventura di questa performance esilarante ma anche estremamente tenera, così tanto da non poter fare a meno di guardarla e riguardarla.

Guardatelo, vi metterà di buon umore.

Lui è il prestigiatore Andrea Paris di Foligno, lei è la figlia, Maddy.
E la poesia metasemantica, bellissima, è “Il Lonfo” di Fosco Maraini.

IL LONFO

Il Lonfo non vaterca né gluisce
e molto raramente barigatta,
ma quando soffia il bego a bisce bisce,
sdilenca un poco e gnagio s’archipatta.
È frusco il Lonfo! È pieno di lupigna
arrafferia malversa e sofolenta!
Se cionfi ti sbiduglia e ti arrupigna
se lugri ti botalla e ti criventa.
Eppure il vecchio Lonfo ammargelluto
che bete e zugghia e fonca nei trombazzi
fa legica busia, fa gisbuto;
e quasi quasi in segno di sberdazzi
gli affarferesti un gniffo. Ma lui, zuto
t’ alloppa, ti sbernecchia; e tu l’accazzi.

F. Maraini

Questa è un esempio di quella che lo stesso autore – celebre orientalista ed antropologo – chiama poesia metasemantica: una creazione poetica, cioè, che si fonda sulla pura capacità dei suoni di evocare e suggerire immagini, pur se quei medesimi suoni ed effetti vocali non hanno alcuna relazione con parole dotate di significato.

“Il Lonfo” è inserito nella raccolta “Gnosi delle Fànfole” (1978), piccola perla del non-sense ispirato e del gioco linguistico, semantico e lessicale.

Celebre è l’interpretazione di Gigi Proietti:

 

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