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GIORGIO FALETTI

Lo conoscevamo come comico di cabaret (dal Derby di Milano al Drive in di Antonio Ricci dove lanciò il famoso personaggio della guardia giurata Vito Catozzo), poi come quasi vincitore del festival di Sanremo con il suo rap tragico Signor Tenente sui morti di mafia (Premio della Critica). Pochi sanno che Faletti, laureato in giurisprudenza e uomo dai mille talenti, ha scritto brani anche per Mina, Jannacci e Branduardi.

Nessuno si aspettava che sarebbe stato osannato come autore esordiente di un best-seller consigliato a chi ama Thomas Harris, Stephen King e Jeffery Deaver, grandi maestri del thriller a livello mondiale.
Io uccido, che ha venduto più di mezzo milione di copie nelle librerie, sta per diventare un film. I diritti cinematografici del romanzo sono stati acquistati dal produttore Aurelio De Laurentis, intenzionato a portare sul grande schermo la caccia del detective Frank Ottobre all'efferato assassino che terrorizza il Principato di Monaco. Ancora top secret il nome del regista del film, così come quelli dei suoi interpreti.
Abbiamo incontrato lo scrittore-rivelazione di quest'anno per farci raccontare le ragioni del successo di Io uccido, chi sono gli interpreti ideali del suo romanzo, e quali sono i progetti per il futuro.

700 pagine di suspense che mantengono, senza mai cedimenti, il lettore incollato al romanzo, grazie al ritmo veloce e al susseguirsi di numerosi colpi di scena. Com'è nata l'idea di Io uccido?
Lo spunto mi è stato dato dal rifiuto di un noto editore italiano a pubblicare un'antologia di miei racconti e dall'invito a scrivere invece un romanzo. Io avevo già in mente un titolo accattivante, Io uccido appunto, e una vaga idea a proposito di una storia legata alla musica. Ho cominciato a scrivere e la storia si è formata mano a mano che procedevo. Non c'è stato un fatto scatenante, ma una serie di fortunate circostanze.

Come sei riuscito a organizzare un intreccio così articolato e a tenere insieme tutti gli elementi di una macchina narrativa così complessa? Al tuo primo romanzo, poi.

C'è stata un'assimilazione di tutte le cose che ho letto e ho fatto. La suspense in fondo è presente in tutti i libri, ma nella letteratura di genere è esasperata. Forse la mia capacità di controllare tutti gli elementi deriva anche dal senso della regia che ho acquisito durante gli anni in cui ho fatto l'attore. Il concetto di movimento nel teatro e il susseguirsi di colpi di scena nel thriller rispondono alle stessa esigenza di tenere desta l'attenzione dello spettatore o del lettore. Sono due espressioni dello stesso concetto.

A circa 200 pagine dalla fine del romanzo, il lettore scopre il colpevole. La tensione della trama non diminuisce, e il lettore corre sempre più velocemente verso la fine del libro. Hai dimostrato in questo modo di padroneggiare molto bene uno dei meccanismi narrativi fondamentali del 'giallo': il mistero svelato pagina dopo pagina che si comprenderà però solo alla fine del romanzo. Quali sono le altre regole che un bravo scrittore deve rispettare per riuscire a scrivere un romanzo bello?
Devo scrivere un romanzo credibile e realistico. Suspense e colpi di scena devono tenere costantemente vigile il lettore e il ritmo non deve avere mai cedimenti.

Le donne non hanno nessun ruolo nel suo romanzo. È una scelta precisa quella di escludere qualsiasi presenza femminile?
Sì, questa era una storia di uomini. Le donne riguardano solo la sfera affettiva dei protagonisti. Nel prossimo romanzo la protagonista sarà invece una donna italiana, un commissario chiamata a partecipare a un'indagine a New York. Mi fa piacere confrontarmi con un personaggio femminile, ma non sarà facile perché non voglio cadere nell'errore di proporre al femminile quelli che sono stati i miei personaggi maschili.

 

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