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HOME PAGE > LIBRI-FILM-MUSICA > DA LEGGERE ONLINE > IL PAESE DEI CIECHI 02  
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INDICE:
pagina 1
pagina 2
pagina 3
pagina 4
pagina 5
pagina 6
Storie di fantasia
e di fantascienza

di Herbert G. Wells
Prezzo: Euro 33,90

A un certo punto nacque un bambino che aveva un salto di quindici generazioni tra sè e quell'avo ch'era uscito dalla valle con una sbarra d'argento per andare a procacciarsi l'aiuto di Dio, non facendo più ritorno.

E allora accadde che, dal mondo esterno, un uomo capitò in seno alla comunità. Questa è la sua storia. Era un montanaro del territorio nei pressi di Quito, un uomo che era sceso fino al mare e aveva visto il mondo, che leggeva libri a suo modo: un uomo intraprendente, e di mente acuta. Una spedizione alpinistica inglese, venuta a scalar montagne nell'Ecuador, l'aveva assunto in sostituzione di una delle tre guide svizzere, che si era ammalata. Si arrampicò qua, si arrampicò là, e infine venne il tentativo di scalare il Parascotopetl, ch'è il Cervino delle Ande, nella qual occasione il mondo di fuori lo diede per disperso. Le relazioni scritte, sulla sciagura, furono una dozzina o più. La migliore è quella di Pointer.

Racconta come la spedizione, superando numerose difficoltà, riuscì ad arrampicarsi quasi verticalmente proprio fino al piede dell'ultimo e maggiore strapiombo, e qui, su una piccola sporgenza di roccia, si preparò un bivacco per la notte. Racconta anche, non senza un tocco di vera potenza drammatica, come ad un tratto si accorsero che Nunez non era più con loro. Gridarono, e non ebbero risposta. Continuarono a gridare, a fischiare. Non dormirono per tutto il resto di quella notte. Al levar del giorno, videro le tracce della caduta. Non doveva aver avuto modo di pronunciar parola. Era scivolato ad est, sul versante sconosciuto del monte; molto più in basso era piombato su un ripido nevaio, sul quale aveva lasciato un solco, scendendo in mezzo a una slavina.

La traccia giungeva diritta al ciglio di un pauroso precipizio; di là da quel punto, tutto restava nascosto alla vista. Essi scesero in basso, laggiù, lontanissimi, nella foschia della distanza, alberi che crescevano in un'angusta valle chiusa da ogni lato: il perduto paese dei ciechi. Ma essi non sapevano ch'era il perduto paese dei ciechi, né fecero differenza con qualsiasi altra stretta striscia di pianoro. Persero coraggio, dopo questa sciagura, e nel pomeriggio rinunciarono all'impresa. Pointer fu richiamato per la guerra prima di ritentare l'ascensione.

Ancor oggi, la vetta del Parascotopetl è inviolata, e il bivacco di Pointer, che nessuno raggiunge, si sgretola tra le nevi. Ma l'uomo che era precipitato sopravvisse. Dal fondo del nevaio, dopo un volo di oltre trecento metri, andò a cadere, tra una nuvola di neve, sul pendio di un altro nevaio ancor più ripido. Ruzzolò giù, tramortito, inconscio, ma senza un solo osso rotto, giungendo infine su falde meno brusche; e finalmente rotolò di lato e giacque immobile, affondato nel mucchio della bianca massa che lo aveva accompagnato, attutendo la caduta e salvandolo.

Rinvenne con la vaga impressione di essere malato a letto; poi afferrò la situazione, con il suo cervello di montanaro, e fece in modo di liberarsi, finché, dopo un attimo di riposo, non riuscì a rivedere le stelle. Per un po', restò disteso, appiattito sulla pancia, chiedendosi dove fosse e che cosa gli fosse capitato. Si tastò prudentemente le membra, si accorse di aver perso parecchi bottoni e che la pesante giacca gli si era rivoltata sopra la testa. Gli era sparito di tasca il coltello, aveva perduto il cappello, che pur si era legato sotto il mento.

Ricordò che poco prima stava cercando pietre smosse, per alzare il suo tratto di muretto di riparo. Il suo piccone era scomparso. Ne concluse che doveva essere caduto, e guardando in su vide, ancor più grande nel lume spettrale della luna nascente, il volo tremendo che aveva fatto. Rimase steso per un bel po' a fissare, attonito, l'ampio dirupo torreggiante e pallido, che ad ogni istante pareva crescere, uscendo dalla marea calante del buio. Quella bellezza misteriosa, come un fantasma, assorbì per un po' la sua attenzione, poi lo colse un convulso di risa singhiozzanti… Solo dopo un notevole intervallo, si rese conto ch'era vicino al limite delle nevi. Sotto a questo, vide, su un pendio praticabile e rischiarato dalla luna, terreno erboso cosparso di massi. Si alzò faticosamente in piedi, con le giunture e le membra indolenzite, scese con difficoltà dalla neve ammucchiata intorno a lui, continuò a scendere fino a quando non fu sul terreno erboso, e allora si stese, o meglio si lasciò cadere, accanto ad un macigno, fece una bevuta dalla borraccia che aveva nella tasca interna, e s'addormentò di colpo. Lo destò il canto degli uccelli, nei lontani alberi, in basso. Egli si levò a sedere e constatò che si trovava su un piccolo ripiano ai piedi di un immenso strapiombo interrotto dal canalone lungo il quale erano venuti giù, lui e la sua neve.

Dall'altra parte, dirimpetto a lui, un'altra muraglia di roccia si ergeva contro il cielo.
Tra questi due dirupi correva la gola, orientata da est ad ovest, invasa dal primo sole del mattino, da cui era illuminata, in fondo, ad ovest, la massa di montagna franata che ne chiudeva la discesa. Sotto di lui pareva esserci un precipizio altrettanto dirupato, ma dietro la neve del canalone egli trovò una spaccatura, una specie di camino, gocciolante d'acqua, giù per il quale un temerario poteva tentare di calarsi. Trovò che era più facile di quanto sembrasse, e giunse infine a un altro ripiano deserto; poi, scalando rocce senza particolari difficoltà, a un ripido pendio coperto di alberi.

Provvide ad orientarsi, e si rivolse a monte della gola, vedendo che questa si apriva, da quella parte, su prati verdi tra i quali egli poté ora scorgere molto distintamente un gruppo di casupole di pietra, piuttosto strane come forma. Fu costretto, in certi punti, ad avanzare come se si arrampicasse sulla superficie di un muro, e dopo qualche tempo il sole, salendo e spostandosi, smise di mandare i suoi raggi nella gola, il canto degli uccelli s'interruppe, e intorno a lui l'aria si fece fredda e scura. Ma la valle lontana, con le sue case, risultò ancor più luminosa. Egli non tardò a giungere ad una scarpata, e tra le rocce notò (poiché aveva il dono dell'osservazione) una specie a lui ignota di felce, che pareva protendere artigli d'un verde intenso fuor dei crepacci. Ne spiccò qualche fronda, ne masticò il gambo, e n'ebbe qualche ristoro. Raggiunse sul mezzogiorno l'imboccatura della gola, uscendo sull'altipiano, in pieno sole. Era stanco ed indolenzito.

Sedette all'ombra di una roccia, riempì d'acqua la borraccia a una sorgente e bevve, sostando a riposarsi un poco prima di proseguire verso le case. Queste avevano qualcosa di molto strano, ai suoi occhi, ed anzi, guardando meglio, gli sembrò che tutta la valle avesse un aspetto bizzarro, insolito.

continua...

 



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